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Charles Darwin ha tolto l’uomo dal centro della natura: nessuno è mai arrivato a tanto

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Nel 1882, 140 anni fa, oggi, moriva Charles Darwin, il più grande scienziato di tutti i tempi, nato nel 1808, quando Lamarck, con il trasformismo enunciato nel suo Trattato di Filosofia Zoologica, scopre l’evoluzione; Darwin, nel 1859, ne spiega il meccanismo “ultimo” ne l’Origine delle Specie: la selezione naturale attraverso la lotta per l’esistenza. Il meccanismo “prossimo”, quello genetico, non lo conosceva e, per questo, il merito va a Mendel.

La selezione naturale e la lotta per l’esistenza sono meccanismi ecologici e Darwin, prima di tutto, fonda la teoria dell’ecologia, che lui chiama “l’economia della natura”. In seguito la teoria dell’evoluzione è stata affinata da generazioni di biologi e naturalisti ed è la più solida teoria scientifica attualmente disponibile. Con l’Origine dell’Uomo Darwin fonda la moderna antropologia e risponde alla domanda cosmica: da dove veniamo? Siamo una delle tante specie che abitano il pianeta, alle quali siamo legati da discendenza da un antenato comune: la prima specie, formatasi con l’origine della vita.

Nello stesso libro Darwin sviluppa la selezione sessuale e, poi, approfondisce i rapporti tra individui della stessa specie ne l’Espressione delle Emozioni negli Animali e nell’Uomo. Emozioni, sesso… nasce la psicologia. Darwin spiega l’importanza dei lombrichi nel rendere fertile il terreno, e chiarisce l’origine degli atolli. Si interessa di impollinazione e di piante rampicanti, di selezione artificiale. Osserva il mondo attraverso la lente della storia naturale, elabora ipotesi e, quando possibile, conduce esperimenti. Non usa la matematica, le sue teorie non sono esprimibili con formule. Le idee sono elegantemente semplici ma, messe assieme, diventano una costruzione intellettuale che ci collega al resto della natura. Nessuno mai è arrivato a tanto.

La teoria dell’evoluzione (e dell’ecologia) è in continua evoluzione, a partire da solide premesse: selezione naturale e selezione sessuale. Le ramificazioni successive fanno capo allo stesso corpo centrale. Darwin ci offre due leggi fondamentali dell’ecologia e dell’evoluzione. La prima dice che tutte le specie tendono ad aumentare di numero, con la riproduzione: la legge della crescita. La seconda dice che non tutte possono crescere perché le risorse non sono infinite e, quindi, la crescita infinita non è possibile: la legge del limite. Oggi, finalmente, abbiamo capito la seconda legge e stiamo cercando di intraprendere la transizione ecologica. Ecologia ed evoluzione, nel pensiero darwiniano, sono legate indissolubilmente nella storia naturale e, quindi, la transizione ecologica è una conversione al darwinismo.

La legge del più forte, spesso fraintesa, non dice che i più forti vincono. I più forti vincono temporaneamente… la loro vittoria si realizza nella crescita ma questa non può essere infinita e, quindi, le vittorie sono temporanee. Esaurite le risorse che permettono la vittoria di una specie, questa declina e altre, diverse, prendono il suo posto. I “più forti” lo sono per tempi limitati.

Lo studio della storia naturale, in questi ultimi decenni, non ha ricevuto molto impulso. Anzi: è stato considerato un ostacolo al progresso. L’epiteto di “zoologo” a volte mi viene attribuito come un modo per sminuire le mie competenze, come se lo studio degli animali fosse una scienza di serie b, che non fornisce alcun diritto di parlare d’altro. Darwin era uno zoologo, e ha parlato di tutto. La rivoluzione darwiniana, paragonabile a quella copernicana che ha tolto la terra dal centro dell’universo, ha tolto l’uomo dal centro della natura. Siamo una specie zoologica e le discipline incentrate su di noi sono figlie della zoologia e su di essa si fondano. Lo abbiamo dimenticato, sentendoci “altro” rispetto al resto della natura, vista come fornitrice di beni a nostro uso e consumo.

Crescendo, abbiamo eroso i beni della natura, depauperando il capitale naturale per far crescere il capitale economico. Abbiamo obbedito alla legge della crescita, ignorando la legge del limite. La sostenibilità, obiettivo primario della transizione ecologica, persegue l’armonia tra la prosperità economica e la salvaguardia del capitale naturale, senza il quale si esauriscono sia il capitale economico, sia quello sociale. Non siamo “altro” rispetto al resto della natura.

Darwin ha avuto un immediato successo con i suoi libri, ma ha anche suscitato infinite polemiche che ancora oggi persistono. Sono convinto che molti di quelli che parlano di transizione ecologica non si rendono conto di aver abbracciato la teoria darwiniana… La transizione ecologica deve prima di tutto essere una transizione culturale, perché non la potremo realizzare davvero se non cambieremo il nostro modo di pensare. Il pensiero di Darwin, con i suoi attuali sviluppi, dovrebbe essere inserito in modo sostanzioso e trasversale nei programmi scolastici, dalla filosofia, alle scienze, all’economia e alla letteratura. Una possibile candidata alla Presidenza della Repubblica, quando era ministro della Pubblica Istruzione, dimenticò di inserire la teoria dell’evoluzione nei programmi della scuola dell’obbligo, a riprova della necessità di celebrare ogni possibile anniversario darwiniano.

Darwin, morto 140 anni fa come entità biologica, è ben vivo tra noi e ha ancora molto da insegnarci.

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